Sabato 26 Settembre 2015. Una giornata come un'altra, se non per il fatto che dopo 15 giorni di lavoro consecutivi sia la mia prima giornata libera. Erano anni che sognavo di "conquistare" il Passo dello Stelvio in sella ad un mezzo a due ruote, sin da quando vivevo in Sicilia dove sono nato e cresciuto.
Da più di un anno mi sono trasferito a Milano per i "soliti" motivi di lavoro e, in attesa di compiere i 24 anni per ottenere la tanto desiderata patente A, vado in giro con un semplice scooter 125cc. Un Honda PCX 125cc del 2010 per la precisione, preso di seconda mano a poco prezzo e tenuto bene con poco meno di 38.000 km all'atto dell'acquisto. E' stato il primo mezzo di quella cilindrata che trovai in vendita subito dopo il trasferimento, non sapevo nemmeno che Honda avesse nel suo listino uno scooter con quel nome. Fino a qualche giorno prima del giro, che sto per raccontarvi, l'avevo sottovalutato... "è solo uno scooter, non trasmette nulla, che emozioni vuoi che ti possa dare?" continuavo a ripetere tra me e me. Le ruote basse e l'erogazione da "scooter" mi davano ragione in effetti.
In un anno ci ho fatto poco più di 2500 km, quasi tutti per il tragitto occasionale (alternativo ai mezzi pubblici) casa-lavoro o casa-centro commerciale e "stupidate varie". Stare in sella ad una vera moto è tutta un'altra cosa, lo so, ma dopo aver percorso (ed essermi goduto) più di 500 km in un solo giorno non ho potuto far altro che ricredermi! E' vero, non si hanno quelle "magiche" sensazioni che si provano nel cambiare le marce e nel sentire i pistoni che urlano pietà, o nell'impostare una traiettoria ed essere accompagnati dal freno motore all'ingresso di una curva, ma se si ha un minimo di padronanza e di conoscenza dei propri limiti ci si può divertire con qualsiasi mezzo... addirittura anche con uno scooter di piccola cilindrata!
La voglia di fare strada e di "macinare" chilometri mi è venuta nel corso degli ultimi mesi, alimentata sia dal gusto di scoprire posti nuovi e sia dall'essere autonomo nel farlo. Senza alcuna tappa programmata o tabella di marcia da rispettare. Senza vincoli temporali. Ultimamente mi fermo spesso a riflettere su questa cosa: la vita che abbiamo è una sola e non vale la pena di sprecarla vivendo un'esistenza "fantasma" che in realtà non ci appartiene. Se si ha voglia di fare qualcosa, che si faccia!! Che sia un semplice giro in moto o qualcosa di più complesso da un punto di vista umano. Non esistono scuse che tengano! Esistono solo i limiti che la nostra mente si impone inconsciamente. Nel momento in cui riusciamo a superarli abbiamo compiuto un passo verso la libertà.
Ci sono periodi nella vita nei quali l'unica cosa che vuoi è sentirti libero... libero dagli impegni e dalla routine quotidiana, libero dagli orari da rispettare, libero dagli obblighi che la società in cui viviamo ci impone. E cosa c'è di meglio che un bel giro su due ruote in assoluta calma e spensieratezza per saziare, anche solo in parte, questo folle desiderio?? Secondo me nulla!! Se poi la giornata è serena e con poche nuvole in cielo ancora meglio! Purtroppo questa mia "finestra" di libertà poteva durare solo 24 ore a causa degli impegni lavorativi, tanto per restare in tema. Si deve lavorare per vivere, è inutile girarci attorno. L'importante è riuscire a dedicare del tempo per sé stessi.
Poco mi importava dell'unico giorno libero a disposizione, ero ormai determinato nel perseguire il mio obiettivo! Sia chiaro che le mie considerazioni sono puramente personali, ognuno di noi ha la sua idea di libertà, ad alcuni farà sicuramente sorridere il fatto che abbia scritto tutto questo "poema" solo per introdurre un giro in scooter... mi andava di scriverlo e l'ho scritto. Basta con le chiacchere e partiamo allora! Non esiste un tragitto predefinito, l'unica cosa che so è che voglio costeggiare il lago di Como dalla sponda "comasca" e poi seguire le indicazioni per Sondrio. Non esiste un percorso da rispettare o una tabella di marcia con soste programmate nei vari checkpoint, trovo inutile viaggiare così se lo scopo del viaggio non è puramente lavorativo.
Alle 8 del mattino mi sveglio, dopo sole 6 ore di sonno (nemmeno tanto profondo) ma l'umore è alto e la voglia è tanta. Doccia e colazione veloce. Preparo qualche panino da portare nello zaino e controllo il livello dell'olio (sostituito pochi giorni prima) e del liquido refrigerante. Il piccolo serbatoio del PCX è pieno a metà. La giornata promette bene, nemmeno una nuvola in cielo! Parto alle 8:45. I primi km sono abbastanza noiosi: attraverso i paesi della periferia nord di Milano quali Saronno, Lomazzo, Grandate e altri di cui non ricordo il nome. Arrivo a Como e punto dritto verso Cernobbio imboccando la SS 340 (Statale Regina). Proseguo verso Menaggio e mi fermo a Dongo per rifornire il PCX con 5€ di benzina. Caffè veloce al bar vicino al benzinaio e si riparte per raggiungere Gravedona. Da qui in poi non mi fermerò più fino alla prima destinazione.
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Superato il "Ponte del Passo" arrivo al "Trivio Fuentes" e mi sorprendo del nome "esotico". Solo dopo scoprirò le origini spagnole e la storia che c'è dietro. A questo punto seguo le indicazioni per Sondrio e l'aria inizia ad essere diversa... sento il profumo della Valtellina, che mai avevo sentito fino a quel momento. L'unica cosa bella della strada per Sondrio è il paesaggio che mi circonda.
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Proseguo lungo il mio cammino e arrivo a Tirano dove non posso far altro che fotografare il Santuario della Madonna risalente alla metà del '500.
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Superato Tirano proseguo verso Bormio.
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Il paesaggio è incantevole (per gli amanti della montagna), i paesi che incontro durante il tragitto contribuiscono a rendere il tutto ancora più caratteristico. Le case, le persone, i negozietti... sembra di stare in un film! Non sono abituato a vedere luoghi del genere. Nella mia meravigliosa Sicilia il mare predomina su tutto, e anche quando si sale sull'Etna si ha come la sensazione di essere in un posto di mare. E' una sensazione strana da descrivere, ma è quello che provo solitamente io.
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A Bormio improvvisamente cambio idea! Voglio fare prima il passo del Foscagno per arrivare a Livigno e provare l'ebrezza di mettere le ruote in un territorio che sa di "straniero". Inizio a salire con un'andatura piuttosto allegra ma poi rallento e inizio a pensare a dove sono arrivato fino a quel momento... non male per un 125!
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Attraverso la dogana e mi accorgo che sono in riserva! Fortuna che qui la benzina costa pochissimo, con 5€ riempio il serbatoio fino al tappo. Saluto il benzinaio che parla con un forte accento tedesco e scambiamo qualche battuta sul fatto che non vede spesso gente che fa solo 5€ di benzina... ma il serbatoio del PCX è davvero piccolo, anche se ha una lunga autonomia. Approfitto della sosta per mettere qualcosa sotto i denti, ma dopo una decina di minuti torna in mente lo Stelvio... è lì ad aspettarmi ed io sono fermo a mangiare un panino. Passa un'altra mezz'ora abbondante, mi godo gli ultimi respiri di aria "straniera" e dopo poco tempo scendo sul Foscagno, per dirigermi nuovamente a Bormio. Sono le 3 del pomeriggio e mi trovo qui:
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Imbocco la strada che mi porterà fino ai 2758 mt s.l.m. e mi sorprendo del fatto che il primo tratto scorre abbastanza tranquillo. A un certo punto iniziano i primi tornanti e mi ritrovo a salire con la stessa pendenza dei cavi dell'alta tensione... sembra di poterli toccare "affacciandosi" come da un terrazzo.
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Incontro molti bikers di varie nazionalità, pochi in solitaria come me e molti in gruppi che variano da un minimo di 3 ad un massimo di 15 moto. La maggior parte sono tutte BMW R 1200 GS, bellissime ok, ma la monotonia di genere è impressionante. Anche le Ducati non scarseggiano e regalano una varietà di modelli inimitabile: dalla 848 alla Hypermotard. Poche Harley e custom in genere. Alcuni di loro mi salutano, e la cosa mi appaga molto, altri no. Ma non ci faccio troppo caso, in fondo se sono arrivato fin qui non è per dimostrare qualcosa a qualcuno o per ricevere un saluto... lo sto facendo solo per me.
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La vista da quassù è impressionante, il sentirsi immerso nella natura tra questi immensi "massi" di pietra non si può descrivere a parole. Affronto anche qualche stretta galleria con il fondo stradale sconnesso e reso viscido dalle infiltrazioni d'acqua che "scava" le rocce. Per quei pochi attimi sembra di entrare in un congelatore, ma all'uscita torno a cercare il riflesso del sole nell'asfalto per ristabilire un equilibrio interno. I tornanti sono molto stretti, a gomito, e tutti in salita (ovviamente) ma riesco ad affrontarli senza troppi problemi. Ad ogni curva, in fase di apertura del gas, sento il motore che inizia a perdere qualche cavallo. Tutto normale, siamo quasi a 2500 mt e l'aria è molto rarefatta.
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Finalmente raggiungo il traguardo, la vetta!! Non mi sembra ancora vero eppure, quello che una volta vedevo in foto adesso è lì di fronte a me!
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Salire fin quassù è stata un'esperienza unica. Alla fine di tutto si entra in simbiosi con il proprio mezzo e si impara a domarlo e a conoscerne i limiti. Questo giro in solitaria mi ha fatto finalmente assaporare quella sensazione di libertà di cui parlavo prima. Forse quest'ultima è data semplicemente dal fatto di aver raggiunto un obiettivo che mi ero prefissato da tempo, e per di più nell'averlo fatto con un mezzo "alternativo" e poco dotato del tipico fascino delle due ruote. In conclusione sono stato molto contento e soddisfatto dello svolgimento dell'intera giornata che ho trascorso ascoltando solo la mia mente, i miei pensieri e il mio monocilindrico di piccola cubatura a trasmissione automatica. Quello che conta in un giro o in un viaggio, che sia di 10 o di 1000 chilometri, sono le sensazioni che si provano nel farlo.
Alla fine ovviamente sono tornato a casa, l'indomani il lavoro mi aspettava. Ho percorso la strada inversa a quella dell'andata, scendendo quindi dal passo dello Stelvio e facendo un'unica breve fermata a Como per rifornire il PCX. Sono rientrato alle 21:30, dopo aver percorso la bellezza di 526.5 km totali.
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Buona strada a tutti!